ITALIA OGGI 9 GENNAIO 2018

ITALIA OGGI 9 GENNAIO 2018

ITALIA OGGI 9 GENNAIO 2018

E' appena terminato l’ennesimo anno difficile per le imprese italiane; malgrado i proclami strumentali di qualche analista distratto o di qualche economista in malafede, la crisi economica, lungi dall'essere finita, continua invece la sua inesorabile marcia di impoverimento colpendo il lavoro e la produzione. La crisi non può finire perché non è congiunturale ma investe la struttura stessa del capitalismo. Questo modello di sviluppo non riesce più a garantire i livelli di benessere del passato: la «finanziarizzazione» dell’economia e le delocalizzazioni produttive contribuiscono inesorabilmente alla concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi «prenditori» a discapito degli imprenditori ossia di coloro che investono i loro capitali ed il loro lavoro per creare ricchezza reale, occupazione, innovazione, qualità.

In questo quadro internazionale si innestano poi le debolezze strutturali del sistema nazionale che soffre principalmente delle mancate riforme necessarie a dare un impulso all’economia italiana, che risulta così tra le più fragili dei cosiddetti paesi industrializzati.

L’Anpit in questi anni ha deciso di scommettere sulla capacità di molti uomini e donne di continuare a costruire il cosiddetto «miracolo italiano»: fare impresa, farla bene, produrre lavoro e opportunità malgrado il contesto difficile. Contemporaneamente ha attivato spalla a spalla con i datori di lavoro sviluppando, soprattutto attraverso la contrattazione aziendale, forme di coinvolgimento dei lavoratori nelle scelte e nei risultati dell’azienda e questo ha prodotto sperati ma inaspettati risultati in termini di crescita di fatturato. Partecipare per competere potrebbe essere lo slogan del suo impegno, superare l’atavico conflitto tra capitale e lavoro per fare delle aziende comunità di uomini e donne capaci di costruire un futuro in grado di generare bene comune, lavoro, dignità, opportunità, welfare aziendale.

Parallelamente ha messo in campo un percorso di confronto con gli attori del sistema economico e sociale, professionisti e imprenditori, per comprendere le criticità e per costruire assieme una serie di proposte da sottoporre al legislatore. Girando l’Italia, l’Anpit ha preso nota, registrato idee e proposte, sottoponendole poi al vaglio di tecnici che stanno contribuendo a trasformare il tutto in un quadro organico di interventi irrinunciabili, per consentire all’economia italiana di competere nel mare aperto del mercato globale.

Quel che serve urgente-mente, al di là degli interventi spot quali il meccanismo discutibile delle incentivazioni occasionali, è una seria riforma strutturale del sistema fiscale e del welfare sta-te. Riformare il fisco significa togliere all’Italia il triste primato di una delle tassazioni complessive sulle imprese più alte del mondo, attestata ben oltre il 60%!!! Meno tasse sugli utili, se possibile zero tasse sugli utili non distribuiti e tassazione solo di quelli distribuiti in capo al reddito del percettore. Poi costruire un fisco a misura di famiglia, non tassando i redditi personali ma modulando la tassazione in base al nucleo familiare, favorendo così la crescita del reddito disponi-bile del ceto medio impoverito, riattivando i consumi e soprattutto favorendo il più grande valore «economico» di una nazione: la natalità, i figli, il futuro!

Riformare il welfare garantendo equità e servizi significa rivoluzionare la cultura, passando da un sistema in-centrato esclusivamente sul ruolo attivo dello Stato ad un nuovo welfare community che veda come protagonisti indiscussi il privato sociale, i corpi intermedi e soprattutto la libertà di scelta delle famiglie.

Solo per fare un esempio: mediamente uno studente di scuola statale costa al sistema nazionale d’istruzione circa 7 mila euro contro i 500 di uno studente di scuola paritaria, quindi le paritarie fanno risparmiare allo Stato circa 5 miliardi di euro l’anno. Si aggiunge che il costo complessivo di uno studente nelle scuole private è circa la metà rispetto alle scuole statali. Se venissero finanziate, quindi, direttamente le famiglie attraverso un «voucher», in modo che i genitori possano determinare in quale istituto iscrivere i propri figli, si otterrebbe un aumento della qualità del servizio e un dimezzamento dei costi garantendo comunque a tutti l’accesso al sistema dell’istruzione pubblica.

Parlando di welfare, poi, non si può non toccare l’annosa questione della previdenza. Il sistema italiano pensionistico è onerosissimo (oltre il 30% del costo del lavoro è dato dai contributi previdenziali a carico del datore e del lavoratore) e soprattutto è inefficiente. Chi guadagna 1000 euro netti percepirà a scadenza, probabilmente, una pensione non di molto lontana ai 400 euro! Silenziosamente si stanno costruendo i nuovi poveri, i giovani lavoratori di oggi, i pensionati di domani. Anche in questo caso, concedere al lavoratore la libertà di determinare la destinazione dei suoi contributi anche a soggetti privati non solo sembra dare più garanzie per una pensione futura, dignitosa e certa, ma rappresenta l’unico strumento attraverso il quale ragionare di una riduzione del cuneo contributivo, non attraverso estemporanee, inefficaci e costosissime «decontribuzioni» una tantum bensì attraverso un taglio strutturale del costo.

Solo attraverso il combinato disposto di un taglio della pressione fiscale, una riforma strutturale del welfare e in esso del sistema previdenziale e quindi del costo del lavoro, si potrà contemporaneamente ottenere una maggiore redditività delle imprese, un aumento del reddito disponibile, una maggiore capacità attrattiva per investitori nazionali ed esteri e nel medio termine la possibilità di liberare risorse pubbliche da poter investire in opere pubbliche necessarie per ammodernare le infrastrutture nazionali e per dare un ulteriore impulso alla crescita. Coniugare questi interventi con una seria riforma istituzionale, incentrata su una ridefinizione dell’assetto territoriale e della relativa distribuzione delle risorse e sulla elezione diretta del Presidente del Consiglio, sarebbe poi il passaggio decisivo per rendere il Paese governabile e stabile, due prerequisiti indispensabili anche alla crescita economica.

Riformare l’Italia è la sfida degli anni a venire. Riformarla e rilanciarla, renderla credibile in Europa e nel mondo. Renderla capace finalmente di rappresentare un modello per le altre nazioni e poi esigere un cambio di paradigma economico. Per costruire una nuova economia solidale di mercato in-centrata sulla persona, sulle relazioni, una economia di mercato ma non mercatista, una economia dove trovi spazio il merito, la capacità di intraprendere assieme all’equità ed al rispetto del lavoro. Tutto questo si può fare. Si vincerà, così, la sfida della localizzazione contro le delocalizzazioni, del lavoro contro la speculazione, dell’economia reale contro quella finanziaria. Si imporrà un nuovo modello di sviluppo, lentamente ma inesorabilmente, ci vorrà tempo e fatica ma sarà necessario costruirlo; del come farlo se ne parlerà presto…!

il Presidente Nazionale Federico Iadicicco

 

Anpit

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